La  voce  degli studenti   in   “ La scuola che vorrei”

La scuola che vorrei non è una scuola perfetta, essa rappresenta tuttavia un luogo dove trascorriamo la maggior parte delle giornate, dove formiamo la nostra cultura personale, ma forgiamo anche la nostra personalità.

Spesso ciò che viviamo non corrisponde alla scuola che immaginiamo come ad esempio momenti di tensione nell’aula, causati da ragazzi che non capiscono il significato della parola rispetto tra pari e soprattutto verso gli adulti.

La scuola che vorrei, non deve essere limitata a  un edificio fatto di banchi e lavagne, ma un ambiente vivo e accogliente, capace di preparare davvero alla vita,  in cui,  studenti e insegnanti possano sentirsi parte di una comunità,  un luogo in cui imparare non significhi soltanto studiare per un’interrogazione o prendere un voto, ma scoprire, confrontarsi ed  esprimere il proprio pensiero senza la vergogna del giudizio costante dei compagni, dunque crescere.

So  che il nostro Istituto rappresenta un bel posto dove crescere,  poiché  è una scuola aperta al mondo e, per questo mi auguro che tutti i miei compagni comprendano che la  scuola non deve essere vissuta come un obbligo da sopportare, ma un’opportunità che tutti vorrebbero vivere.

Forse la scuola che vorrei sembra difficile da realizzare. Ma ogni cambiamento nasce da una domanda, da un’idea, dalla volontà di provare a migliorare le cose.

E allora, se potessimo scegliere, non cambieremmo soltanto i banchi, gli orari o i programmi. Cambieremmo soprattutto il modo di vivere la scuola.

Perché la scuola che vorrei non è semplicemente quella in cui vorrei andare ogni mattina. È quella in cui vorrei sentirmi parte di qualcosa.

Con gratitudine verso tutta la comunità scolastica.

 La classe 4° C SERVIZI COMMERCIALI (Giovanni Cavallo, Alice Immermina, Andrea Spataro)

Curato dalla prof.ssa Tina Poidimani